martedì 28 settembre 2010

NON MI AVRETE

Ancora. Un’altra volta. Basta. Sono giorni che mi stanno rompendo le scatole affinché io esca di qui. Ma io non sono scemo: me ne sto tanto tranquillo in questo posto e non sento necessità alcuna di mischiarmi in mezzo a loro. Ci ho passata una vita qua dentro e non mi è mai mancato nulla. Li sento, sono giorni che cercano in tutti i modi di farmi uscire. Una volta uno di loro si è spinto fin quasi nel punto dove stavo riposando, ma per fortuna si è subito ritratto. Ne ignoro il motivo.

Volevo mettere un attimo la testa fuori dalla mia “tana”, per controllare che se ne fosse andato via per davvero, ma poi ho avuto paura che nei pochi istanti necessari qualcuno avesse potuto afferrarmi e portarmi via. Qui è tutto buio, e credo sia questa la mia unica salvezza: l’oscurità. Riesco a sentire le loro voci provenienti dall’esterno, ma non capisco nulla di ciò che dicono. Ieri, poi, abbiamo raggiunto il limite: qualcuno ha gettato una specie di gas qui dentro e per alcuni minuti ho fatto fatica a respirare, ma non ho ceduto e sono rimasto.

Non so per quanto ancora potrò resistere, ma siccome so bene che là fuori mi attendono cose molto brutte, resisterò fino alla fine, almeno per un mio senso di dignità. Ora sembra sia tutto tranquillo… ehi, ma che succede? Sento un rumore tremendo, allucinante, spaventoso… cosa diavolo stanno facendo? Aiuto, ora capisco… bastardi! Accidenti… il tetto… stanno spaccando il tetto! Come faccio? Cosa posso fare? Grido aiuto, ma chi potrà mai aiutarmi?

Ecco, hanno aperto tutto il tetto, lo hanno completamente divelto! Un violento fascio di luce mi sta accecando. Non ho mai vista la luce in vita mia, se non tra piccolissime fessure, ma ora sono a cielo aperto! Mi fanno male gli occhi! Uno di loro mi ha afferrato, non ho scampo… in nome del cielo lasciatemi, vi prego, mettetemi giù, sono innocente, non ho mai fatto nulla di male in vita mia! Inizio a piangere, mi dimeno come un gatto e ora vedo le loro facce, stanno sorridendo… disgraziati! Aiuto, sono ferito, sono tutto ricoperto di sangue, non ho speranze e dalla paura che tutto questo scaturisce in me, mi parte all’improvviso un piccolo schizzo, che data la mia posizione, finisce direttamente in faccia all’uomo con il camice bianco.

Andrea Mucciolo

6 commenti:

  1. mi pare di aver letto una cosa molto simile scritta da faletti in pochi inutili nascondigli!

    RispondiElimina
  2. Tutto è possibile: non conosco le opere di Faletti, mai lette, ma di certo una storia come questa sarà già stata scritta chissà quante volte in passato, è ragionevole pensarlo. Vediamo se qualcuno è in grado di fornire dettagli più precisi, mi interessa. Grazie per la segnalazione.

    RispondiElimina
  3. io non l'ho capito...

    RispondiElimina
  4. ci sono arrivata!! ma che c'entra il gas?

    RispondiElimina
  5. Ciao, finalmente riesco a leggere questo racconto.
    Ti dirò: prima di riuscire a capire di cosa si trattasse, sempre che di una nascita si tratti,la lettura mi ha trasmesso molte cose, tra cui spiccano l'ansia, dovuta allo svolgersi delle azioni rapidamente e in modo consequenziale e la curiosità, perché la fugacità delle immagini, che una volta apparse lasciano il posto a quelle successive, non mi ha permesso di porre immediatamente l'attenzione sul tema trattato.
    Una volta arrivata alla fine, e quindi riletto, non sono riuscita ad avvertire le stesse sensazioni, poiché immedesimata nel punto di vista del bambino, la storia così narrata sembra perdere l'intensità che percepivo un momento prima. Non saprei dirti da cosa è dipeso, ma credo centri qualcosa il fatto che forse, dal mio punto di vista, avrei voluto si confermassero le sensazioni che avevo in una prima lettura, ovvero che la storia fosse intrisa di un alone di mistero che lasciasse al lettore la possibilità di interpretare. La morale della storia è ricca e ce ne sarebbe da parlare... hai esposto questo tema in maniera molto emozionale (mi è sembrato) ed emozionante.
    Non so se tu stia tentando una nuova tecnica, ma noto degli elementi che non ho trovato negli altri tuoi racconti.
    Ciao, grazie per questa lettura.

    RispondiElimina
  6. Ciao, grazie. Sì, di nascita si tratta e hai ragione, non ho seguito il mio classico stile, soprattutto per l'enfasi messa sulle parole finali. Ammetto anche che il tema non sia nuovo, ma rimane comunque un finale a sorpresa che, in un racconto così breve, ci può stare. Certamente c'era la possibilità di escogitare tanti altri finali diversi, e questo è solo uno dei tanti. La mia innovazione, se tale è stata, può essere presente soltanto nella parte inziale, per il modo in cui ho descritta l'attesa, non certo per il finale a sorpresa. Grazie, alla prossima.

    RispondiElimina